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ROI immobiliare: come si calcola con esempi pratici

Il ROI immobiliare misura l’utile netto di un’operazione rispetto al capitale investito: formula, esempio numerico completo e confronto annualizzato per capire se un progetto regge davvero.

ROI immobiliare: come si calcola con esempi pratici

Risposta in breve

Il ROI immobiliare misura il rendimento di un'operazione: si calcola come utile netto diviso capitale investito, moltiplicato per 100. Se investi 400.000 euro e ottieni un utile netto di 45.500 euro, il ROI è 11,4%. A differenza del rendimento da affitto, il ROI considera l'intero ciclo: acquisto, ristrutturazione, costi, imposte e vendita. Va sempre confrontato con la durata dell'operazione (si annualizza) e resta una stima, non un rendimento garantito: dipende dal prezzo di vendita realmente conseguito, dai costi effettivi e dalla tassazione applicabile.

Che cosa significa

ROI è l'acronimo di Return on Investment, il ritorno sull'investimento: indica quanti euro di utile genera ogni 100 euro investiti. In ambito immobiliare va distinto da altri indicatori.

Rendimento da locazione

Misura l'incasso annuo degli affitti rispetto al valore dell'immobile. È un indicatore "da cassetto": non considera la rivalutazione o la svalutazione del capitale.

ROI di operazione

Considera l'intero ciclo (acquisto, lavori, vendita) e risponde alla domanda: quanto ho guadagnato, in percentuale, su tutto il capitale messo in gioco?

ROE

Misura il rendimento del solo capitale proprio quando si usa un mutuo. Con la leva finanziaria il ROE può risultare più alto del ROI, ma anche molto più volatile.

Come funziona

La formula di base è:

ROI = (utile netto / capitale investito) × 100

Il capitale investito comprende: prezzo di acquisto, imposte di registro, ipotecaria e catastale, notaio, provvigioni di acquisto, progettazione, ristrutturazione, spese tecniche, interessi passivi, utenze e spese di gestione per tutto il periodo di detenzione. L'utile netto si ottiene sottraendo al prezzo di vendita tutti i costi, comprese la provvigione dell'agenzia e le imposte sulla plusvalenza, quando dovute.

Per i privati che rivendono entro cinque anni dall'acquisto, la plusvalenza concorre alla formazione del reddito imponibile IRPEF secondo la disciplina dell'Agenzia delle Entrate: va stimata prima di dichiarare un ROI, altrimenti il risultato è sovrastimato.

Per confrontare operazioni di durata diversa si annualizza: ROI annuo = ROI totale × 12 / mesi di durata. Un ROI del 12% in 36 mesi non equivale a un ROI del 12% in 12 mesi.

Un esempio numerico

Ipotizziamo un appartamento da ristrutturare in una città media del Nord Italia.

Prezzo di acquisto: 280.000 euro. Imposte (registro 9% per la seconda casa, ipotecaria e catastale) e notaio: 28.000 euro. Ristrutturazione: 70.000 euro. Progettazione e direzione lavori: 8.000 euro. Spese di gestione e utenze durante i lavori: 6.000 euro. Imprevisti: 8.000 euro. Capitale investito totale: 400.000 euro.

Vendita prevista: 485.000 euro. Provvigione agenzia (3% più IVA): circa 15.000 euro. Plusvalenza lorda: 485.000 − 400.000 − 15.000 = 70.000 euro. Ipotizzando un'aliquota marginale IRPEF del 35%: imposta circa 24.500 euro. Utile netto: 70.000 − 24.500 = 45.500 euro.

ROI = 45.500 / 400.000 × 100 = 11,4% in 18 mesi. Annualizzato: 11,4% × 12/18 = circa 7,6% annuo.

Se il prezzo di vendita scende a 450.000 euro, l'utile netto si riduce a circa 23.400 euro e il ROI diventa 5,9%. A 420.000 euro l'operazione è sostanzialmente in pari. Sotto i 400.000 euro va in perdita. La sensibilità al prezzo di vendita è il fattore che decide l'esito dell'operazione.

Vantaggi

- Costringe a elencare tutti i costi, anche quelli che si tende a dimenticare: imposte, notaio, provvigioni, imprevisti.
- Permette di confrontare operazioni diverse e alternative di investimento sullo stesso metro.
- Evidenzia la differenza tra margine lordo e utile netto.
- Se annualizzato, rende comparabili operazioni di durata differente.
- È l'indicatore che gli operatori professionali usano per decidere se un'operazione sta in piedi prima di partire.

Rischi

- Il ROI non è un rendimento garantito: dipende dal prezzo di vendita effettivo, che nessuno conosce in anticipo.
- Un ROI alto in valore assoluto può essere deludente se l'operazione dura anni: va sempre annualizzato.
- Con la leva finanziaria, un errore di stima sul ROI si amplifica sul capitale proprio.
- Il ROI non misura il rischio: due operazioni con lo stesso ROI possono avere probabilità di successo molto diverse.
- Le stime di vendita fatte in ottica ottimistica producono ROI di carta, non reali.

Errori da evitare

- Dimenticare imposte, notaio, provvigioni e interessi nel capitale investito.
- Confondere il margine lordo (vendita meno acquisto) con l'utile netto.
- Confrontare ROI di operazioni di durata diversa senza annualizzare.
- Basare la stima di vendita su un solo comparabile o su prezzi di annunci mai realmente incassati.
- Ignorare l'imposta sulla plusvalenza quando la vendita avviene entro cinque anni dall'acquisto.
- Trattare il ROI indicato da un operatore come una promessa di risultato: è un'ipotesi da verificare, non una certezza.

Caso pratico

Un professionista con 150.000 euro di liquidità valuta due strade. La prima: acquistare un bilocale da 120.000 euro, ristrutturarlo con 35.000 euro e rivenderlo a 185.000 euro in 12 mesi. Costi complessivi stimati: circa 167.000 euro tra acquisto, imposte, notaio, lavori e imprevisti. Utile netto stimato al netto di provvigione e imposte: circa 11.000 euro. ROI: 6,6% in 12 mesi.

La seconda: partecipare con lo stesso capitale a un'operazione strutturata da un operatore professionale che stima un ROI del 10% in 18 mesi. Il confronto corretto non è 6,6% contro 10%, ma 6,6% contro 6,7% annualizzato, considerando inoltre chi gestisce l'operazione e quali garanzie contrattuali esistono.

La scelta dipende dal tempo che l'investitore vuole dedicare, dalla sua esperienza e dalla fiducia nella controparte. In entrambi i casi, nessun ROI è garantito.

Domande frequenti

Qual è un buon ROI per un'operazione immobiliare in Italia?

Dipende da durata e rischio. Come riferimento operativo, un ROI netto annualizzato tra il 7% e il 10% su operazioni di riqualificazione di 12-24 mesi è considerato interessante dagli operatori, ma non esiste una soglia ufficiale: va confrontato con le alternative disponibili e con il rischio assunto.

ROI e rendimento da affitto sono la stessa cosa?

No. Il rendimento da locazione misura gli incassi annui rispetto al valore dell'immobile; il ROI misura l'utile netto dell'intera operazione rispetto al capitale investito. Un immobile può avere un buon rendimento da affitto e un ROI deludente, e viceversa.

Il ROI indicato in un progetto è garantito?

No. È una stima basata su ipotesi di costi e prezzi di vendita. Nessun operatore serio può garantire un ROI: al massimo può documentare le assunzioni e mostrare scenari alternativi, compreso quello negativo.

Come si annualizza il ROI?

Si moltiplica il ROI totale per 12 e si divide per i mesi di durata dell'operazione. Un ROI del 9% in 18 mesi corrisponde a circa il 6% annuo.

Il ROI va calcolato lordo o netto?

Sempre netto: al netto di imposte, provvigioni, spese e imprevisti. Un ROI lordo sopravvaluta sistematicamente la convenienza dell'operazione.

Fonti

- Agenzia delle Entrate: imposte indirette sui trasferimenti immobiliari e tassazione delle plusvalenze.
- Banca d'Italia: relazioni su ricchezza delle famiglie e andamento del credito immobiliare.
- ISTAT: indici dei prezzi delle abitazioni.
- Nomisma e Scenari Immobiliari: rapporti periodici sul mercato immobiliare italiano.
- Consob: materiali di educazione finanziaria su rendimento, rischio e diversificazione.

Data ultimo aggiornamento

31 agosto 2026

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